giu 08 2007

La storia del Mirabello

Category: Reggio e Reggianità,Sportadmin @ 18:59 ; letto 208 volte

Per ogni tifoso della Regia che si rispetti il solo nominare la parola Mirabello provoca un mare di ricordi e di rimpianti, visti i tempi che la nostra amata squadra sta attraversando.
Il Mirabello è stato, è e forse sarà per sempre la casa del calcio reggiano ed anche, perché no, un pezzo importante della nostra città. La zona immediatamente a sud del bastione di San Pietro in cui sarebbe poi sorto lo stadio si chiamava Mirabello (forse perché l’assenza di ostacoli offriva un bel panorama) ancor prima del 1551, anno in cui il duca Ercole II fece spazzar via ogni cosa intorno alle mura.
Ai primi del ’900, quando esplose anche nella nostra città la malattia chiamata calcio, cominciano a proliferare le prime società sportive e la spianata davanti alla palestra di via Guasco, dove fino ad ora si era giocato, diventa insufficiente. Il problema viene risolto scegliendo appunto quella fetta di Reggio. Il 24 aprile 1910 lo stadio non era ancora costruito, ma il prato bastava per il primo derby della storia tra “Robur et Virtus” e la “Studentesca” di Modena. Nel 1913 il Mirabello diventa il campo per eccellenza con la prima recinzione in legno. Ma è a partire dal 1919, con la nascita della Reggiana, che il Mirabello torna in auge dopo un periodo di oblio. Lo cinge un muro alto due metri: delle quattro porte d’accesso tre s’affacciano verso la via Emilia mentre la quarta guarda ad est, verso una fornace dietro alla quale sorge la polveriera dell’esercito. Ci sono le gradinate e una tribuna in legno (che verrà coperta nel 1921). Furono i prigionieri austroungarici, in Italia dal termine della prima guerra mondiale, a costruirne le prime strutture.
Lo stadio accompagna lo sviluppo della città e durante il boom economico vengono costruite le prime case che incorniciano il profilo amico dello stadio: già allora vi furono diverse polemiche per il miglioramento di un impianto che con il passare del tempo stava diventando inadeguato. Indimenticabile la “mitica” carbonella, quando sul terreno di gioco non spuntava nemmeno un filo d’erba (il problema venne risolto a metà degli anni Sessanta). Indimenticabili le gradinate in tubolari e legno che sopravviveranno fino ai primi anni ’80 allorché, al culmine di un acceso dibattito, comincia la ristrutturazione che porta il cemento nella curvetta sotto l’hotel Europa, nei distinti e nella curva sud. Nel 1981 Romano Fogli riporta la Reggiana in cadetteria e diventa inevitabile abbandonare i tubolari e rattoppare il Mirabello, fino all’intervento più discusso, la costruzione nel 1988 della nuova tribuna Everest. Il 4 giugno ’89 un tripudio di bandiere saluta Pippo Marchioro e la sua truppa: serie B eccoci.
Ed è ancora il nome di Pippo, quattro anni dopo (23 maggio ’93), il comun denominatore della festa per l’impresa storica, la prima promozione in A nella storia della Reggiana.
Sono gli ultimi fuochi: la gente che abita nelle vie intorno è sempre più stanca di vivere domeniche blindate. La decisione è presa: costruire un nuovo stadio.
Ci penserà Franco Dal Cin a mettere in movimento il volano. Il 2 aprile ’95 la Reggiana, in A, affronta e perde dall’Inter: è la gara d’addio prima del trasferimento al Giglio. Come nelle favole però, in una domenica di ottobre del1999, la Reggiana torna al Mirabello a giocare in trasferta nella sua casa, dove adesso è di scena il Brescello. Sono presenti ottomila reggiani ed il vecchio stadio torna a tingersi di granata.
Un’emozione grandissima per l’ultima partita vera che la Reggiana ha disputato nel suo stadio.

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